Un respiro senza fine

La danza di Francesca Bedin è stata di una densità fisica così pregnante tanto che mi ha quasi stordito. Sin dall’inizio con quei movimenti da automa che comunicavano la prigionia di una vita predefinita; poi, fino quasi a ” spalmarsi ” immobile sul fondo così da
poter dare inizio ad una ” rinascita ” nell’acqua, elemento primigenio della vita e, come una sorta di alieno/anfibio, guadagnare, strisciando, la terra emersa.
Provando a respirare con i suoi polmoni e non tramite il boccaglio del respiratore. Tentando di emettere dei suoni attraverso lo stesso respiratore sino a liberarsi delle convenzioni umane e cercare un codice di comunicazione libero dagli stereotipi, provando a sperimentarlo in un dialogo con il pubblico.
Una danza da Ko tecnico!

Antonio Fontana