Per raccontare HYBRID scelgo il senso dell’udito. Immagina un suono che si sparge nel silenzio e prende vita con tentacoli inaspettati, sorprendenti: braccia al posto delle gambe e magnifiche onde energetiche e GIOCO GIOCO GIOCO …. eco o ripetizione intenzionale?
La relazione si stabilisce, si sviluppa, si avviluppa, si toglie dal senso condiviso e se ne va inesorabile.
Per raccontare GOOD LACK scelgo il senso della vista. Arriva un personaggio che cammina, cade, perde e riprende l’equilibrio, disfa e rifà, si veste e si spoglia, guarda e interroga e perde lo sguardo dentro di sé, stupisce.
Il tubo nero al centro e una persona con un vestito nero … ad un certo punto il respiro della persona entra nel tubo, arriva il suono.
Pensiero inopportuno e parassita: “Oh mio Dio … non dovrà spostare TUTTI quegli scatoloni!”
Poi mi arrendo e lascio che la ripetizione mi sorprenda con i suoi piccoli scarti sorprendenti. Prigione, tana rassicurante, aiuto!
Fragile ci permette di vedere dentro. La piccola stella che gira mi entra dritta come un dardo infuocato. Una tecnica straordinaria trattenuta nella performance.
Livia Marin
