Dello spettacolo Lingua conservo delle immagini molto nitide.
La prima è del palcoscenico: una piccola casa tutta bianca ricavata all’interno di una chiesa sconsacrata, con tre pareti, due falde e una porta nera al centro della parete di fondo. Un ambiente perfetto per accogliere Chiara, che con grande delicatezza e intensità ha iniziato a danzare e a tracciare dei segni con un pennarello nero sul proprio corpo, cercando poi di entrare in relazione con gli spettatori, attraverso semplici sguardi e piccoli gesti.
Questa è la seconda immagine che è rimasta impressa in me: la ricerca di un contatto tra lei e i due spettatori entrati in scena, che si concretizzava nei segni neri che loro lasciavano sulla sua pelle.
Da questo dialogo è nata la danza, in cui i segni si sono fatti corpo e movimento, e questa è la terza immagine che porto con me.

Giulia Andreotti
