La sensazione di intenso disagio creata dal “solo” finale del coreografo-danzatore mi ha condizionata molto nel ricordare questo spettacolo. La condizione di oltrepassare il limite nel movimento e nella sua ripetizione mi creava un senso di angoscia, forse voluto, ma non risolto e concluso a mio parere.
La parte in dialogo mi è piaciuta molto e trovo molto brava la danzatrice che nell’unisono manteneva la propria qualità. La musica dal vivo mi rende sempre molto ben disposta. La parte comica poteva essere portata alla risata, quando si spostavano tutti e tre.
Trovo geniale l’uso della voce e molto interessante l’interazione tra musicista e danzatori.
Livia Marin
