Spettatrice

Che non sarei diventata una ballerina professionista l’ho capito a cinque anni, quando terminato il saggio di danza classica al Teatro Roma (eh già, prima di un cinema multisala fu un teatro) , la mia tutina da farfalla letteralmente esplose.

Precisiamo, era il 1973 e la lycra non c’era; il costume era di pesante filanca azzurra – materiale poco elastico- cucito da un sarto teatrale che aveva valutato il peso di una normale spinazitt scaligera e non quello di una paffuta e amatoriale ballerinetta del nord est.

Fatto sta che la lunga cerniera cedette un minuto dopo la chiusura del sipario e io fui ricucita come un cotechino per consentirmi di rientrare nel gran finale a ritirare – rigorosamente senza voltarmi – il diploma di frequenza di primo corso .

A distanza di oltre quarant’anni la mia mamma ancora sostiene che fossi bellissima e che annusassi il mio fiorellino (bimbetta di tre anni in tutù rosso) con innegabile sentimento.

Che amavo con tutte le mie forze quell’arte spietata e sublime l’ho capito qualche anno dopo quando un severo Maestro interruppe la sbarra e mi fece ripetere l’esercizio da sola dicendo alla classe “guardate lei, che non è certo agevolata dal fisico , come ci mette tutto quel che può per migliorare”. Una medaglia d’oro e uno sparo in pieno petto.

E va bene , se non potevo essere una grande ballerina , sarei stata una grande spettatrice! Una fra le migliori, fra le più assidue ed entusiaste. E questo si , lo sono diventata.

Quando posso – e qualche volta anche quando ci sarebbe qualche spesa più ragionevole da fare- acquisto biglietti, organizzo trasferte, coinvolgo amiche e vado a vedere, anzi a partecipare al balletto.

Si, perché si sa che per fare uno spettacolo ci vogliono almeno due persone, una sul palco e una nel pubblico.

E il pubblico conta, veicola energia ed emozioni: io sono certa che Svetlana e Roberto (beh, se leggete queste righe i cognomi non vi servono), abbiano in qualche modo percepito che alla fine del secondo atto di Giselle avevo le lacrime e il naso rosso e che provavo gratitudine per tutta quella bellezza.

E mi consola immensamente pensare che potrò amare la danza per sempre e che sempre lei restituirà a me momenti di incanto, emozione e magia.

Letizia Tonello