Solo

Anche e soprattutto immobile, come all’inizio e alla fine, il corpo vestito di scuro teso, piegato e vibrante di Gennaro ci ha portato in un’altra dimensione. La precisione ha cercato il limite oltre il movimento, comprimendo e nascondendo, per rivelare senza dire, per mostrare la sofferenza della resilienza. Le braccia come muri, le gambe e il torso come ponti, il corpo una sagoma senza testa o un essere contorto. Amplificato dal contrasto con la ricca quadreria l’opera del danzatore diventa arte, ci cattura e ci emoziona. Grazie del tuo lungo ultimo eretto sguardo, contro l’ingiustizia e per la bellezza.

Patrizia Duso