Su Simposio del silenzio di Lucrezia Maimone
Ovvero il peso dell’ombra
Nel tempo bambino la percepiamo, senza saperla.
Nella paura del buio, o nella vita segreta del legno.
Da un’immagine, talvolta, ci balza addosso.
È lungo il tempo dell’ombra celata: insiste nella ripetizione del gesto.
…un libro sopra l’altro e poi ancora… ma nulla davvero accade e si ricomincia.
Prigionia senza sbarre, manca l’aria a volte. O scappa da ridere.
A un tratto qualcosa si schiude, si sta preparando… ed eccola
ombra mostruosa, informe
ci sta alle calcagna, incombe su di noi.
Ma càpita che in una capriola, in una giravolta, ci scambiamo di posto.
Nella danza, scanzonata sfrenata coraggiosa giocosa,
nosferatu si trasforma in acrobata, in clown.
Ombra dispettosa e sfuggente di un peterpan
si prende gioco di noi, ci ruba i panni, ci mette fuori posto, ci fa inciampare.
Danzare con l’altro, che sta fuori e dentro di noi, sentirlo irriducibile e irrinunciabile.
Scoprire la nostra ombra, giocarci, col corpo.
Questo ci può salvare.
