Come l’opera risuona (e come si incarna) nella danza e nella scena: nella corporeità dei danzatori, nell’atmosfera, nelle scelte musicali e di luce, nella scrittura coreografica.
Le posture dell’uomo e della donna nel dipinto sono molto diverse e nel ricordare la messa in scena il collegamento immediato è stato al finale: l’uomo nasconde il viso, la donna nasconde le parti sessuate con arti e mani. Solo in quel momento la pelle tocca la nuda pelle schiacciata dalla forza di gravità.
La donna guarda verso avanti, stanno camminando nel dipinto come nello spettacolo. La forza della donna è pari a quella dell’uomo e non si pone mai come personaggio debole o indifeso. Nelle evoluzioni portano entrambi a turno il peso dell’altro. Di fronte, vicini, lontani, a seguire, insieme; unisoni improvvisi e folgoranti: relazione.
La musica è solenne, i silenzi drammatici e densi, come nel dipinto la bocca di Adamo serrata.
La luce scolpisce le forme dei muscoli, sodi e vibranti, poi riposa lo sguardo con colori pastello, riporta lo sguardo all’insieme del quadro.
Livia Marin
