Faccio fatica a scrivere di questa performance perché mi ha toccato corde molto profonde. Ricordo in modo particolare la schiena/carapace senza testa con una senso di partecipazione empatica come se l’immagine scaturisse dalla mia memoria emotiva.
Negli anni della guerra appena al di là del mare Adriatico ho attraversato un periodo di chiusura e isolamento, avevo spesso paura e poca voglia di comunicare. Stare in piedi, rimettersi in piedi, guardare avanti… parole che mi dicevano.
Che fatica e che meraviglia quando una piccola cosa mi rendeva felice!
Stare NEL mondo e non solo AL mondo.
Ecco il dono che mi ha fatto Gennaro.
Grazie!
Livia Marin
