La suggestione dell’affresco del Masaccio mi ha portato a considerare i ruoli dei danzatori.
Ho negli occhi l’apparizione della figura maschile nella sua possenza iniziale e il suo declinarsi nell’appoggio finale al partner femminile.
Tutto quello che è successo durante la coreografia sta nel viso attonito e nell’urlo muto di Eva, nel celarsi di Adamo che i due coreografi hanno secondo me tradotto con il loop di cadute. L’uso delle luci ha sottolineato la drammaticità degli eventi: la perdita di una dimensione trascendente per la faticosa conquista della dimensione umana.Gli strumenti ‘pittorici’ del Masaccio trasmutati in dinamiche acrobatiche sotto i miei occhi mi hanno portato a un ‘progressivo prender forma’ della nostra fisicità, così terrena ma con un anelito ineffabile verso il divino.
Patrizia Duso
