Dopo aver interrotto gli studi ho accettato un lavoro modesto ma dignitoso anche per pagarmi le lezioni di danza contemporanea a cui tenevo tanto.
Avevo già 17 anni e non fu facili farmi accettare, le mie compagne di corso erano tutte più giovani e l’insegnante, una vera artista, giustamente esigente. Lasciavo per qualche ora alla settimana il mio lavoro di commessa e mi immergevo anima e corpo in un altro mondo, un luogo dove mi esprimevo e trovavo un senso a una vita che mi aveva già deluso.
Preparare gli spettacoli e i saggi con le altre ragazze fu una scoperta inebriante. Riacquistai fiducia nelle mie capacità, presi il diploma e mi iscrissi a Lingue. Nel frattempo ero diventata una sindacalista agguerrita e dopo qualche delusione amorosa trovai anche l’anima gemella in un caro ragazzo molto sportivo. Un repentino cambiamento di lavoro e la nascita di due figli mi imposero ritmi diversi.
Di nuovo ricorsi alla danza, questa volta per ritrovare un rapporto con la mia femminilità e fu un’altra fortunata scoperta. Le danze del mondo mi aprirono la strada alla ricerca del mio modo di muovermi, con un corpo cambiato ma che mi assecondava.
Il nuovo lavoro di insegnante mi lasciava ampio spazio per inventare con i bambini giochi e movimenti e per lunghi e felici anni mi sono immersa nel loro mondo fantastico. Purtroppo qualche anno fa la mia vita fa si è spezzata quando ho perso il mio compagno.
Durante e dopo i mesi della sua malattia gli spettacoli di balletto mi portavano una dolorosa consolazione. Ammiravo quei corpi sani e belli consapevole della tragicità del nostro essere, tornavo a casa riconciliata col destino. E’ stato allora che la danza mi ha definitivamente salvata.
Oggi danzo con tre gruppi inclusivi, ricevo moltissimo e cerco di condividere. Gli spettacoli e gli incontri con i danzatori sono uno stimolo a continuare a vivere.
Patrizia Duso
