Una voce fuori campo parla rivolgendosi agli spettatori seduti in sala. Si esprime in inglese con traduzione simultanea, li saluta e si presenta, è Bassam. L’artista inizia a dare istruzioni, invita sei di loro ad alzarsi e ad andare a prendere un corpo avvolto in un lenzuolo bianco. Una salma. Il suo corpo. La voce prosegue invitando gli spettatori a fare delle azioni con la salma. Qualcuno ballerà con lei e scriverà il nome di Bassam sul lenzuolo che la avvolge e una data di nascita. Ora il corpo avvolto di bianco ha un’identità. Alcuni spettatori lo alzeranno e solennemente lo trasporteranno fuori dal salone.
La performance continua con Bassam che danza. La sua è una fisicità che a volte richiama la tradizione e il folklore delle sue origini. Dinamica e intensa. E danzando continua a narrare la storia degli uomini e delle donne che si oppongono al libro verde scegliendo di essere liberi di danzare e di esprimersi esponendosi al rischio. La danza diventa testimonianza forte, a volte violenta. Una lotta per comunicare in modo forte e diretto ciò che vive quotidianamente un popolo. Tanti popoli. Tanti corpi.
Bassam ci chiede di NON DIMENTICARLO
Eliana Forte
