Natura matrigna

Nella clinica della primavera
si perpetua la dittatura della specie,
la condanna dell’agave e della bestia feconda.
La femmina rinchiusa
invoca una Madonna sconsacrata,
la madre che l’ha barattata,
la mammella spremuta che l’ha resa ostaggio.
Natura matrigna, il tuo latte è avvelenato.
Contenitore di un grumo mai nato,
la tua bellezza è un referto,
il tuo ventre una deforme sentenza,
e tu soffochi nel liquido amniotico,
strozzata dal cordone ombelicale.
Ma sei incinta di te stessa. Alla fine.

Roberta Sartori