Nadim Dovigo

Sabato scorso ho visto qualcosa che non mi sarei mai immaginato di vedere.

Come suggerito da Alessandro sono entrato nel teatro con la mente vuota e libera da ogni pensiero, pregiudizio o idea su come avrei reagito o quali sentimenti avrei provato.
Infatti appena iniziato lo spettacolo non ho cercato subito di collegare i movimenti della performer e le sue azioni per creare nella mia mente una storia e ipotizzare cosa sarebbe potuto succedere successivamente.
Quindi cercando di vivere il “presente” ho potuto ascoltare ogni singola nota di questa melodia e ho potuto capire che ognuna di queste note era qualcosa di diverso da quella precedente nonostante le azioni che gli attori eseguivano potevano sembrare ripetitive.
Per questo durante lo spettacolo mi è sembrato di osservare tante piccole storie indipendenti ma legate le una alle altre da un filo sottile, riuscendo così a provare tante emozioni passeggere che venivano e sparivano subito.
Sicuramente il momento che mi ha stupito di più è stato l’ingresso del secondo danzatore sul palco, nonostante la sua presenza come ombra fosse già visibile al pubblico, infatti da quel momento in poi lo spettacolo è diventato più dinamico e comico.
Di quello che ho visto non cambierei nulla, in quanto credo che tutto, anche i momenti più monotoni fossero necessari per creare in me quella emozione di nostalgia appena è finito lo spettacolo.