Mattia Longaretti

Uno spettacolo suggestivo. Un contagio di emozioni e sensazioni. Il fascino dei suoi elementi magici e surreali. L’incanto della sua atmosfera fiabesca.

Cioè che più mi ha stupito di questa opera è che parte da un’idea minimale e apparentemente semplice, ma che non cade mai nella banalità, è stata studiata nei minimi particolari in ogni movimento, e scava in profondità nell’amigdala dello spettatore.
I performer inoltre hanno esibito una performance superba, i movimenti, anche più modesti, erano eseguiti in modo impeccabile. Infatti, non essendoci dialoghi o battute considerevoli, tutto era condotto all’azione, al corpo, a giochi con le ombre, all’interazione con i libri, ad un dinamismo fluido, scorrevole e ipnotico.

“Il simposio del silenzio” ha lasciato la sua impronta dentro di me, mi sono immedesimato molto nella storia di questa coppia e del loro rapporto con i libri, tuttavia credo che la trama fosse ampiamente interpretabile, non c’era un messaggio univoco e unanime e questo è uno degli aspetti che mi ha un po’ confuso, nonostante sia contemporaneamente un suo punto di forza.
Lo stesso vale per il finale: non mi ha deluso, nulla, di questa rappresentazione, mi ha deluso o infastidito, però non mi sarei mai aspettato un finale con una canzone dei Beatles così molto allegro, è stata una sorpresa, suppongo piacevole, ma che comunque sul momento mi ha stordito. Termino con una nota di merito all’accompagnamento musicale e alla gestione tecnica delle luci, che mi hanno fatto sentire pienamente immerso.