Master of Puppets

Quando ho letto la presentazione dello spettacolo, la prima associazione di idee è stata con la canzone “Master of Puppets”, forse non solo perché la ascolto spesso e mi piace: un burattinaio, colui che comanda, ma al quale si può dire “sono io a tirare le tue corde”.

All’apparire del pupazzo ho pensato che “Thomas non è più solo”, anzi,  avevo già fatto qualche pensiero sul fatto che il cognome potrebbe essere scomposto anche in No-one, cioè nessuno, quindi Thomas Nessuno prima era uno, uno da solo, e ora invece ha un compagno in scena.

No, non in scena: un alter ego è molto più di un collega sul palcoscenico. È sé stesso visto da dentro. 

È colui che porta fuori quello che c’è all’interno e magari esprime quello che non si ha il coraggio di mostrare.

Diventa forse il personaggio principale?

Ma poi, cosa cambia?

Se “lui” sono sempre “io”, fa veramente differenza che sia lui o io in primo piano?

In certi momenti io scompaio e lui occupa tutto lo spazio. Lui? Lui è me. Io sono lui.

Alla fine, comunque la giri, io sono io.

Manuela Dal Castello