La luce è la guida che Davide Valrosso ha scelto per un viaggio che ci introduce al mistero di un vedere che non coinvolge solo lo sguardo, ma tutto l’ essere.
Nella prima parte la luce calda ci offre un corpo vitale che guizza, fluisce e si dilata fin quasi ad uscire dal palcoscenico.
Nella seconda parte oscurità e luminosità si alternano.
A tratti fari, come stelle accecanti, ci abbagliano, ci disorientano, annientando lo sguardo.
Mentre la luce cambia tonalità e si raffredda, il corpo lascia il suo involucro protettivo, il suo guscio, si smaterializza.
La luce rivela, a poco a poco, parti del corpo che, nudo, chiede di essere accolto nella sua essenzialità.
Una luminosità fluorescente ci restituisce il corpo, senza volto, nella sua interezza.
L’immagine sembra fluire in una dimensione liquida, sospesa , dove spazio e tempo non esistono.
La suggestione raggiunge il culmine con la comparsa sul fondo del palcoscenico di un velo, di cui udiamo il fruscio, che rappresenta uno stargate, un confine tra la realtà e la magia.
Felicia La Spisa
