Di “Wabi sabi” mi hanno colpito molto la leggerezza e l’allegria, in un certo senso si potrebbe dire la spensieratezza.
In particolare però, interrogandomi sul significato del titolo e sul suo rapporto con lo spettacolo, a venirmi in mente era soprattutto il fatto che i tre danzatori si toccassero pochissimo l’uno con l’altro, ma che era assolutamente chiaro che stessero danzando insieme, in collaborazione e completandosi o interrogandosi a vicenda. Se dovessi raccontare lo spettacolo a qualcuno lo descriverei come una serie di incontri tra due o tre persone che si salutano, discutono, giocano, bisticciano… una storia di rapporti umani.
Una scena ho trovato particolarmente toccante, ovvero quando la musica riproduceva un rumore di pioggia e uno dei due ragazzi dava all’altro il suo basco perché potesse ripararsi.
Quindi la mia conclusione è stata che “Wabi sabi” è il principio da seguire nella vita nei confronti delle altre persone: la gioia di vivere il momento presente, nella leggerezza regalata dal sapere che ci può essere qualche imperfezione, o per meglio dire che la ricerca della perfezione in certi ambiti non importa.
Gli haiku:
Incontri fortuiti
Strette di mano come carezze
Come schiuma di onde giocose.
Camminano, ridono, danzano
Saltellano, si mescolano,
Si salutano in un ciao.
Manuela Dal Castello
