In relazione allo spettacolo di Nicolas Grimaldi Capitello, alla postura “involutiva” dei danzatori e alla mancanza di relazione mi è balenata una connessione con una conferenza che ho sentito diversi anni fa.
La filosofa Adriana Cavarero parlava del contenuto del suo libro Inclinazioni. Critica della Rettitudine.
Cito uno stralcio:
“Si parte da Platone, da Kant e dall’idea che l’uomo grazie all’evoluzione abbia infine raggiunto una posizione eretta e un suo equilibrio. Questo dovrebbe significare anche che è diventato autonomo, che non ha più bisogno degli altri. Ma è davvero così?
Cavarero contrappone a questa rettitudine il modello dell’uomo retto, nel vero senso della parola, l”Inclinazione’. Si tratta di un’inclinazione verso l’altro che l’uomo conosce fin da quando è piccolo, quando era vulnerabile ed è stato accudito da qualcuno. E che, consapevole o meno, continua nel tempo, perché l’uomo non smette mai di essere vulnerabile. L’autonomia umana diventa quindi una specie di invenzione metafisica e lascia il posto alla relazione reciproca con l’altro. Per giudicare l’uomo retto è necessario modificare il proprio punto di vista e parlare di inclinazione.”
Cristina Cappellini
