Quanti possono dire di avere viaggiato? Un viaggio convenzionale comporta uno spostamento fisico, una permanenza per quanto breve in un luogo che non sia casa nostra. Mounir Saeed può di certo dire di aver viaggiato: di aerei ne ha presi molti e chissà dove l’hanno portato. Ma con la sua esibizione vuole raccontarci di un’altro tipo di viaggio, uno molto più semplice che tutti noi possiamo dire di aver compiuto più volte durante il corso delle nostre vite.
La partenza è chiara: uno stato di quiete, quasi noia. In un modo o nell’altro supera le barriere linguistiche e ci fa capire che non è lui a controllare il percorso. Lui sa solo che scambiando qualche parola con uno sconosciuto, fumano una sigaretta o bevendo un caffè arriverà a destinazione. Una destinazione imprevedibile quanto incontrollabile: ad aspettarlo da un lato ci sarà la speranza mista all’euforia, e dall’altro il dolore inaspettato.
Questo tipo di viaggio non potrà mai ripetersi due volte: trovo perfetta la scelta di lasciare libero spazio all’improvvisazione così che, proprio come il viaggio che racconta, anche la sua esibizione non possa mai essere replicata, mantenendo invece elementi unici e irripetibili.
Micol De Paoli
