Il gioco delle parti

È meraviglioso, quando l’artista, immediatamente, entrando in scena, ci avvolge con la sua stravagante forma comunicativa e riesce a creare una relazione con il pubblico, attraverso una serie di proiezioni e identificazioni, che rendono chi osserva, parte attiva della scena: un gioco delle parti tra l’attore e lo spettatore che si stravolge e si confonde con grande equilibrio e che mantiene viva l’attenzione e la disponibilità a lasciarsi attraversare.
Il linguaggio espressivo del Grammelot, giocoso e imprevedibile, sembra non avere un senso, ma ce l’ha, eccome.
E diventa movimento continuo tra la voce e il corpo, le parole e il suono, tutto con un ritmo sostenuto e veloce, incredibilmente armonioso e in perfetto accordo tra di loro.
Tra le quinte, di un’ironica e scherzosa tessitura, c’è una storia che tutti noi, in un modo o nell’altro conosciamo. Una voce che non viene ascoltata e che almeno una volta, ognuno di noi, ha scelto di non sentire.
Siamo tutti fallibili, persi nelle nostre nevrosi incomprensibili.
Infastiditi e offesi, incapaci di guardare oltre, di riconoscere un’umanità che è mutata forse nel suo rivelarsi, ma che è ugualmente dolorosa e terribilmente sola.

Lucia Parisi