Dopo il buio, dove misteriosi occhi luminosi vagavano inquieti, la luce.
In scena un’ illuminazione crepuscolare rivela quattro corpi : due danzatori, la musicista ed il violoncello. Il dialogo tra musica e danza è serrato, ma è la musica ad imporre la sua legge. A tratti invisibili fili sembrano collegare i corpi dei danzatori alla musica: ecco marionette portate al limite del movimento possibile da un burattinaio crudele.
Anche il violoncello viene trattato in modo estremo : suonato, pizzicato percosso. L’inquietudine è palpabile e tocca il culmine con la nota colonna sonora di un film western che invia alla resa dei conti, ma l’unico duello possibile è quello del danzatore, da solo in scena, con i suoi demoni.
Notevole prestazione fisica e un finale sospeso che lascia aperte tutte le domande sull’angoscia di vivere.
Felicia La Spisa
