Gabriella Grasselli

Non sopportavo mio marito mentre ascoltava musica classica; strano, mi piaceva la musica, ballare, pattinare. Finalmente riuscii a capirne il motivo.
Ero io che non andavo a tempo. Il mio corpo stava fermo, non seguiva il ritmo della musica; non ballava. Fu così che cominciai a vagare, per anni, in cerca di una scuola adatta a me. ormai sulla quarantina, non era facile per me trovare una scuola di danza classica. Finché un bel giorno, passai davanti a una porticina dalla quale uscivano note di musica e risate di madre e figlia. Entrai e vidi delle bimbette e delle ragazze di varie età che facevano i loro primi approcci con le scarpette da punta.
Avevo trovato la scuola per me.
La maestra era sempre attenta nell’insegnamento, mentre la mamma fungeva intrattenitrice, per quelle mamme che aspettavano le loro figlie nello spogliatoio. Qualcuno sferruzzava e lei si divertiva ricordare le sue ore passate a creare con la lana. Ma… quello che non mancava mai erano le caramelle e i cioccolatini, che ci faceva sempre trovare alla fine della lezione. Beh! era sempre un momento di festa.

Il mio primo saggio non andò male, visto che mi ero prefissata di non bloccarmi sul palco. Posso dire di essere andata oltre le mie aspettative.
Sul principio, dentro di me,non volevo farlo,ma non potevo deludere la mia maestra, la quale continuava ad insistere che dovevo avere fiducia in lei e nelle mie possibilità e che la potevo fare.
Mi disse: “Se non ce la fai con la tecnica, fallo con l’espressione e la grazia del portamento e dello sguardo”. Io ci ho creduto fin dall’inizio. Nel frattempo, la maestra aveva dato alla luce un bel maschietto e fu così che la nonna lasciò la sua carriera di tuttofare per dedicarsi esclusivamente al bambino. Ormai, la scuola aveva raggiunto un notevole grado di prestigio e la maestra era ormai in grado di tirare fuori da ogni allievo la parte migliore di sé, infatti lo ha dimostrato il saggio di quest’anno. C’era un clima di entusiasmo, di felicità, di tranquillità.

Tutte belle perfettine nel nostro ruolo. C’erano le erbacce. le fatine, le marinarette, lo spirito dell’aria, le maestre cattive e la maestra buona, al quale, era arrivata da poco in questo collegio inglese di cui si narra nel testo dello spettacolo. Io facevo l parte del giardiniere che si innamorava proprio della maestra buona. La mia era una parte impostata più sulla recitazione espressiva, perciò, vista la mia passione per il teatro, non mi fu difficile sbattere gli occhi sognanti e portare la mia innamorata in giro per il palcocon la carriola.

E… penso, che questa fu la prima volta in cui, svegliandomi al mattino, ricordando il saggio che dovevo affrontare alla sera, non fui presa dalla paura, ma da immensa felicità.
A proposito… nella scuola sono tornati i cioccolatini.