Era una conversazione che diventava sempre più forte e chiaramentre diventava più complicata di minuto in minuto.
Anche il viso balla con espressioni esagerate e a scatti. Questa danza, come la radio, impigliata nelle sue frequenze saltellanti. Il flusso d’informazioni mi supera e mi coinvolge in un baccano accattivante, entusiasmante e affascinante. Le immagini proiettate di pesci che strisciano con respiri a scatti mi immergono direttamente in un soffocamento empatico con lei. Le dita dei piedi sollevano e spingono questo corpo asfittico sul pavimento.
Il suo rapido, incoerente, logorroico flusso di parole mi travolge. È insopportabile, questo flusso riempie tutto lo spazio disponibile e io rido, ne voglio di più. Fino a che punto arriverà questa situazione?
Vedo apparire i personaggi della sua danza. Grida dall’interno e le sue parole danno ritmo ai suoi movimenti come i suoi gesti danno ritmo alle sue parole. Di nuovo, una conversazione tra due forze che sono in gioco.
Ricordo la sua bocca e i suoi occhi espressivi, il suo linguaggio che a poco a poco diventa sempre più chiaro, lampi di parole proiettate e che rimbalzano come palle da tennis su tutte le pareti del teatro.
La conversazione si contorce come una conversazione telefonica senza capo né coda o un discorso sulla terrazza, in cui siamo completamente persi, disperati e condannati, senza via d’uscita.
Lo sviluppo di questo linguaggio gestuale e vocale, che cresce e si confonde sempre più intensamente, fino a diventare enorme con un ritmo frenetico, mi proietta un caos di informazioni da cui non riesco a staccarmi.
Era di fronte a me, e i suoi tratti del viso, le sue espressioni così ampie mi penetravano.
Finisce con una danza stroboscopica sempre più fulminante che amplifica al parossismo l’effetto logorroico già presente nei suoi gesti e nelle sue parole. Non ricordo la musica dello spettacolo ma sento ancora la sua voce.
Camille Ythier
