Frankie è giovane, Frankie è sposato, Frankie ha due figli, Frankie è sfruttato, Frankie è stressato. Frankie è disoccupato. Frankie è disperato. Frankie si è sparato.
Ora Frankie è morto.
Sta immobile steso nel suo stesso sangue mentre esala il suo ultimo respiro. La sua anima si separa dal suo corpo.
Ora Frankie è all’inferno e si dimena, si dispera perché lui ha solo vent’anni, perché non l’ha fatto apposta, perché non è colpa sua. No, non è colpa sua. È colpa della società. Sì è colpa della società. La società fa schifo. La società è il vero inferno. Frankie lo sapeva: lui voleva solo essere libero e liberare anche la sua famiglia. Voleva vivere in pace, finalmente in pace. E invece no, qualcun altro ha scelto per lui. Qualcun altro ha sempre scelto al posto suo, e lui è piccolo e spoglio. Non può difendersi. Nessuno può difenderlo perché siamo tutti piccoli e spogli, animali in gabbia, cavie di uno scienziato pazzo.
ALBUM per me è stato questo: la storia di un ragazzo, uno come tanti. L’esatta rappresentazione di un futuro incerto, spaventoso e di un presente dove tutto è consumato: le nostre vite, le nostre passioni, le nostre relazioni. È una provocazione ad aprire gli occhi perché quello di cui i Suicide cantavano nel ‘77 potrebbe ripetersi anche adesso, nell’era del progresso, dello stress lavoro-correlato, dei teenagers iper-connessi, della precarietà giovanile.
Micol De Paoli
