Il secondo incontro con le Spettatrici danzanti è stato immediatamente dopo Manbuhsa, con l’emozione dello spettacolo ancora addosso.
A coppie abbiamo fatto un esercizio, con queste consegne:
– ogni coppia sceglie un luogo e una disposizione nello spazio
– una racconta all’altra “l’indimenticabile” del lavoro visto. L’altra ascolta con attenzione, senza commentare né interagire con il racconto. Poi si fa l’inverso
– alla fine, ognuna trascrive in sintesi quello che ha ascoltato, l’essenza della visione dell’altra. Può scegliere di scrivere in prima, seconda o terza persona
– di nuovo insieme in cerchio, ognuna legge ad alta voce il suo scritto
Qui di seguito riportiamo il mosaico di impressioni: articolazione plurale e sfaccettata, allo stesso tempo organica e
coesa di Manbuhsa.
Monica C. con Nadia A.
Nadia mi ha parlato del senso di potenza trasmesso dai due danzatori: ne ha percepito la forza e si è sentita dentro.
Li ha visti rispondere l’uno ai segni dell’altro con una intensità fatta di gesti precisi. Erano due uccelli di cui ha
avvertito il potere dei movimenti e il richiamo.
Monica: Quello che ho sentito guardando lo spettacolo è stata paura; la paura che tra i due protagonisti potesse
esplodere una lotta, o la forzatura nella relazione. Non ho sentito dolcezza.
Silvia B. con Giulia A.
Metamorfosi: è questo, in particolare, l’indimenticabile di Manbuhsa, per Giulia.
Specialmente nella parte iniziale, nel dialogo a distanza sostenuto dai suoni, il mutare si dava nel dettaglio dei corpi, dei movimenti.
E poi nel loop finale, una danza quasi saltata che ci portava dentro, in una nuova metamorfosi.
Silvia: La cosa indimenticabile per me è stata la tensione… tensione del corpo, dei muscoli, dei nervi, delle mani, ma anche tensione tra gli sguardi. Quando si guardavano, sembrava di vedere un raggio, una linea partire da uno e
arrivare all’altro. Erano due sguardi diversi, uno più aperto e uno più interiore, e questo generava un continuo
scambio tra loro, sia nelle parti più lente e sospese, sia in quelle più ritmate e veloci.
Laura C. con Lucia G.
Lucia: Mi ha colpito l’eleganza dei corpi, in particolare, i piedi. Erano lunghissimi, si vedevano le ossa e sembravano un tutt’uno, la continuazione della gamba.
I corpi mi hanno trasmesso fierezza, anche nel senso di “fiera”, quindi di animale.
Infine ho trovato interessante l’interconnessione tra i due corpi.
Laura: Mi ha colpita la qualità del movimento, sia nei piccoli gesti che in quelli più potenti che, verso la fine dello spettacolo, assumevano una forza particolare, quasi grottesca, evidenziando una grande preparazione tecnica dei due ballerini.
Un’altra cosa che mi ha colpito è stata la cura e l’attenzione nel mettere in luce le varie parti del corpo… la muscolatura, la magrezza, le ossa assumevano via via una bellezza inquietante e commovente.
Lucia P. con Patrizia D.
Patrizia: Due corpi distinti, l’uno e poi l’altro, l’altro e poi l’uno. La bellezza dei loro corpi mi ha riportata ai quadri del Mantegna e del Bellini. Corpi primitivi e ancestrali di un tempo non definito. Una storia che sono riuscita a non capire. Un passo a due che rompe gli stereotipi e dà spazio sempre ad un reinventarsi.
“La sofferenza del mondo e la bellezza della danza”.
Dopo lo spettacolo dal confronto con Lucia è emerso lo stupore per la potenza e la fragilità dei danzatori. Nell’intensità dei movimenti sospesi Lucia ha riconosciuto la fatica e il rigore. L’evocazione di miti ancestrali di nascita e fratellanza sembravano invece scanditi dal pulsare del torace e dello sterno.
Momenti ipnotici e indimenticabili che hanno tenuto Lucia incollata alla poltrona.
Iole C. con Letizia T.
Letizia: Pur essendo una persona fisica la cosa per me indimenticabile è che ho sentito la spiritualità trasmessa dallo spettacolo.
Jole: Ho visto una presenza forte, percepito una permanenza consapevole nello spazio che mi ha fatto ammirare e interrogare sul mistero dell’altro.
Dell’altro sesso,
Dell’altro corpo,
Dell’altro da sé.
Livia M. con Caterina R.
Caterina ha notato quattro o cinque momenti distinti; la luce scandiva i passaggi e rendeva i corpi molto “scolpiti”. L’ha colpita molto la fisicità dei danzatori.
Nella relazione non si sono mai toccati, nel senso di “appoggiarsi”, ma si capiva che erano in relazione, una
relazione molto potente.
Livia: Ciò che mi ha colpito di più era la loro fisicità, quei corpi che si sfioravano, vibrando. Ho visto e sentito il
loro cuore pulsare. Nel loro ascoltarsi i sensi erano amplificati.
All’inizio quel respiro trattenuto era una sosta di presentazione e portava a un fermo scultoreo- animalesco, ma naturale, puro, senza ego.
