Il laboratorio ha lasciato in me delle impronte importanti su vari livelli. Tralascio le risonanze più personali, per condividere piuttosto quelle inerenti alla prospettiva della “spettatrice danzante”.
Questo laboratorio mi ha dato l’occasione di cambiare prospettiva, di mettermi nei panni del performer, di vivermi nel ruolo di danzatrice.
Né io né gli altri del gruppo siamo danzatori professionisti, questo è chiaro, ma il lavoro di Silvia ci ha legittimati a sentirci pronte e pronti alla performance. “In realtà siamo sempre pronti!” ci dice Silvia.
A pensarci bene, quest’esperienza sottolinea un’ovvietà che tende ad essere ignorata: seduto sulle comode poltrone rosse del teatro, o in movimento sul palcoscenico, il mio corpo è lo stesso. Ed in entrambe le situazioni -anche se con diverso grado- vive la condizione di essere esposto e di esprimere delle qualità, di emanare un alone di senso, di creare spazio, ritmo, bellezza ed originalità. Senza scadere in banali motti buonisti, il messaggio genuino che mi arriva dall’esperienza con Silvia è questo: “Vai bene, sei bella così come sei … divienine consapevole! Osa! Mettiti in gioco nell’azione!”
Come performer la proposta di Silvia ha attivato diversi attitudini: mi sono sentita incoraggiata ad impegnarmi in esibizioni maliziose (quelle delle modelle sensuali di Vogue), o in gestualità e composizioni bizzarre che potrebbero veramente essere parte di una seria e composta performance di danza contemporanea. In bilico tra vergogna ed autoironia, mi sono sentita incoraggiata a divenirne consapevole e a giocare in modo creativo.
Sul palcoscenico ho esibito/esposto/offerto -con più consapevolezza- la mia corporeità in movimento. Accade lo stesso quando siedo sulle poltrone della sala? Quando percorro il tragitto per raggiungere il teatro? Posso vivere gli innumerevoli gesti delle situazioni quotidiane come una danza?
Marta Zocca
