Quando tu mi chiedi: “E dov’è la danza?”,
attivi in me una nuova visione,
un cercare.
E la vedo, nel fogliame che muove leggero,
nelle striature di gas aerei e nuvole nel cielo.
È l’uccellino che becchetta e saltella sul terrazzo,
è il grido che arriva inaspettato
e mi distoglie dai pensieri e rompe il silenzio.
È l’uovo appena rotto e l’albume che trascina giù e protegge
il suo tuorlo, nel fondo della padella, e prende spazio
e aderisce e frigge. E friggendo si trasforma,
muta di forma e di colore.
È il guanto di cellophan al parcheggio del Conad
che gira e rigira e segue il vento e non sa
che, forse, inquina.
È il movimento quasi sincrono del capo
delle due signore, sedute ad aspettare: un naso
segue l’altro, quando le attrae un nuovo rumore.
È sopra, è sotto, è centripeta, è laterale.
Ma è anche: il giro di ruota
della bicicletta, è la mano che scrive veloce e sicura,
il gesto quando non c’è pensare
è la bambina che raccoglie conchiglie in riva al mare.
Piegarsi, allungare, prendere, rialzare.
Danza è movimento,
danza è guardare.
Quando tu mi chiedi: “E dov’è la danza?”
attivi in me una nuova visione,
un quotidiano cercare.
Martina Marangon
