Quello che mi ha colpito particolarmente in questa performance è stata la lotta finale tra le due anime: ho percepito molto la necessità di liberazione dell’anima dopo la morte e al contempo sembrava quasi che lei (Daria e la sua anima) stesse vivendo un forte contrasto con sé stessa; a tratti aveva bisogno della parte maschile, a tratti sembrava respingerla come se le fosse di troppo, come se non ne avesse bisogno, sebbene alla fine tornasse sempre a cercarla. È quasi a rappresentazione della dualità – bipolarità che viviamo anche nella vita terrena: la necessità di un contatto con l’altro ma anche l’estremo bisogno di solitudine per trovare una relazione con noi stessi.
Altro punto che mi ha toccata durante la conversazione con i due artisti è il principio con cui hanno utilizzato la danza Butho: non seguendone l’estetica ma cogliendone solamente l’incipit, la scintilla che genera il movimento, quasi come la scintilla generatrice di vita. Ho percepito la connessione vita-morte nella musica iniziale che trovo somigliasse al battito del cuore: mi ha ricordato l’immagine di un feto che percepisce il battito materno da quando è ancora parte del corpo della madre che lo protegge dal “male” esterno, dai pericoli cui potrebbe essere sottoposto. Allo stesso tempo l’inizio della performance con i due corpi distesi come fossero dentro ad una bara, mi ha riportata alla dimensione di “protezione” da cui siamo generati. Il tempo ha assunto quindi per me, una dimensione ciclica.
Mariabeatrice Farinello
