Aperturascena.
Primo quadro: un monitor, come prolungamento, con il volto della danzatrice e all’esterno
il suo corpo. Si susseguono continui dialoghi solitari, interiori e sconnessi tra corpo, in movimento e voce. A tratti, appare ,come una visione, una sorta di bambola rotta, urlante. Si alternano rumori, suoni, versi, movimenti sincopati creati da input improvvisi, dettati da sinapsi, ad azione intermittente. Una specie di frequenze radiofoniche sintonizzate all’impazzata.
Scomposizione e composizione di un’identità frammentata che si disgrega e si riaggrega. Soliloqui.
Per un attimo, per concludere, sembra emergere una danza liberatoria finale, ma ecco riaffiorare un loop ipnotico che ti porta ancora dentro.

Caterina Romano
