Una danza dedicata a chi c’è, ma anche a chi non c’è. Lo stato di concentrazione della danzatrice era così intenso che sembrava quasi essere in un altro luogo, ma poi la sua energia arrivava potente a ri-creare la comunicazione.
Un corpo a corpo con ogni spettatore ed un percorso nelle direzioni, nei livelli, nelle velocità, nelle intensità. Leggibile e misterioso nella motivazione segreta il dialogo tra il musicista e Sara percorre l’aria, solleva i piani, scompiglia le stanche comprensioni e si lancia verso un futuro tutto da inventare. Grazie Sara del tuo coraggio e del dono che ci hai fatto.
Livia Marin
