Un passaggio lento e incessante da una forma all’altra
Le forme emergono nel flusso del movimento
come lettere a caratteri cubitali
E’ un corpo che si presta a qualcosa che qualcun altro ha da dire
Un corpo senza testa
di tutti e di nessuno
Passa dall’essere mosso all’immobilità
con facilità surreale
E quando canta
non è lui a cantare
Le forme mi appaiono come metonimie di luoghi
E infine un volto appare, emerge
ed è un volto sopraffatto
da un sentimento di guerra
Quando infine Gennaro parla del suo bisogno
di “resistere storto”
è un bisogno che ho sentito mio
Orietta Festa
