Cosa accade quando il cinema di genere più estremo incontra la riflessione analitica del corpo? Sabato 28 marzo, il gruppo degli Spettatori Danzanti si è immerso nell’universo di Grindhouse, la lecture performance di Teodora Grano che seziona l’estetica dell’horror e dello splatter per restituirla sotto forma di gesto coreografico.
Non è stato solo uno spettacolo, ma un esperimento di visione condivisa. In Grindhouse, la Grano abita un confine ambiguo: da un lato la parola che spiega e decodifica i codici del cinema “di sfruttamento”, dall’altro un corpo che incarna la tensione, il perturbante e l’orrore simulato.
Abbiamo osservato, annotato e lasciato che le immagini — a tratti ironiche, a tratti crudamente fisiche — risuonassero con le nostre sensibilità di spettatori. Ne è emerso un mosaico di sensazioni che vanno dal fascino per la precisione tecnica alla perturbazione per l’immaginario evocato.
In questo articolo raccogliamo i contributi e le riflessioni degli Spettatori Danzanti: un racconto polifonico per restituire la complessità di una serata dove il “mostruoso” si è fatto danza e la teoria si è fatta carne.
- Elisabetta Mascitelli 1, 2 e 3
- Pamela Tessari 1, 2 e 3
- Letizia
- Silvia Poccetti – Non guardarmi…non guardarmi
- Ilde Zorzi
- Lucia Graser
- Monica Martin
- Paolo de Paoli – Fammi male..!
- Patrizia Duso
- Paola Contardi La Testa dell’Horror e Mutti
- Giuliana Pento
- Daniela Carreri
