RAVE.L

Sabato 14 marzo, presso la Sala del Ridotto, il gruppo degli spettatori danzanti young ha assistito a RAVE.L, un’esperienza performativa visionaria nata dalla sinergia tra la coreografa Virginia Spallarossa e il regista Gilles Toutevoix.

Lo spettacolo è un omaggio alla potenza evocativa della musica di Maurice Ravel, riletta attraverso la lente contemporanea e sovversiva del “rave”. In questo spazio senza tempo, la danza si libera dal peso del narrare per farsi puro stato neurobiologico di flow, oscillando tra l’abisso dell’inquietudine e l’evanescenza del volo.

L’opera indaga una corporeità dionisiaca ed edonistica, capace di scardinare le coordinate rigide della società post-moderna per rifugiarsi nell’Aion, il tempo eterno del presente. Al termine della performance, i giovani spettatori sono stati invitati a tradurre in parole le suggestioni suscitate da questo rito collettivo

Ecco il contributo di Sara:

Le prime esperienze sono sempre quelle che rimangono impresse come un
ricordo bellissimo. Così è stato per questo spettacolo, il primo che ho visto.
La cosa che mi è piaciuta è che i minuti di spettacolo non sono stati un
susseguirsi di passi da parte dei ballerini ma hanno gestito il tempo con
molta calma, prendo i giusti attimi per imprimere le immagini e i messaggi
che volevano mandare agli spettatori. La prima impressione che ho avuto,
da una non molto esperta, era che i tre ballerini si stavano rincorrendo,
come se fossero distanti e non riuscissero a incontrarsi e avvicinarsi, quasi
potessero danneggiarsi tra loro.
Ascoltando poi la spiegazione della coreografa, ho ripercorso lo spettacolo
e ho realizzato che i ballerini avevano proprio trasmesso il messaggio. I
loro passi erano fluidi e tutto sembrava naturale e spontaneo. Anche le loro
espressioni trasmettevano le emozioni che stavamo provando tutti noi.
Hanno rappresentato la memoria e il tempo eterno che non scorreva, un
continuo presente senza passato e futuro. L’ambientazione, le poche luci
riservate solo a loro e il fumo aiutavano a catturare l’attenzione del
pubblico.
Si è vista anche la complicità e il lavoro di squadra tra loro tre, essenziale
per riuscire ad essere armonici e colpire il pubblico e soprattutto l’impegno
di anni di lavoro da parte di tutte le persone che ci hanno lavorato dietro.
Hanno trasmesso nostalgia, il desiderio che il tempo si fermi per fare le
cose con più calma senza la paura dello scorrere del tempo e di non
riuscire a fare tutto.
Mi ha fatto riflettere sull’importanza del presente e di come bisogna godersi
ogni attimo e di come anche la più piccola esperienza, come spettatori
danzanti young, o emozione provata con qualcuno, possa incidere sulla
nostra personalità e diventare un ricordo bello che si imprime nella nostra
mente.
Ho sempre pensato che il teatro fosse noioso e senza senso ma dopo
sabato mi sono ricreduta. Nonostante sia difficile capire il vero significato
dello spettacolo, è un modo alternativo a film o libri di rappresentare un
tema e far provare dei sentimenti a delle persone tramite la danza.

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