«Che bel nome! Spettatore danzante!
Di solito si è spettatori oppure danzatori, noi (io e gli altri spettatori danzanti) siamo, ciascuno a modo proprio, entrambe le cose. A Vicenza hanno pensato bene (che idea stratosferica) di metterci assieme, costituirci in gruppo, noi esseri baciati dalla danza “a portata di tutti”, devoti a Tersicore, per conoscerci, confrontarci sul visto e sentito.
E devo dire che con i miei simili è stata subito sim-patia. Non poteva essere altrimenti, perché se è vero che ognuno vive la danza a modo proprio ed ognuno ha le proprie ragioni perché essa ci abiti, è pur vero che siamo tutti accomunati da una stessa dipendenza: senza non possiamo stare.
È una questione di pochi giorni, anzi di poche ore, poi l’assenza si trasforma in astinenza con i suoi sintomi tipici: agitazione, sudore, irrequietezza, prove stilistiche davanti lo specchio, contrazioni di adduttori ai fornelli, ricerca forsennata di stage, workshop, milonghe, spettacoli in giro per il triveneto, caccia ai residenziali. E via così per giorni fino a quando la fame di danza non si placa.
A ben pensarci il gruppo degli spettatori danzanti è stato un po’ come quelli di autoaiuto per soggetti dipendenti: ci siamo dentro tutti, sappiamo di cosa stiamo parlando, essere uniti ci da la forza per affrontarla, soprattutto per non sentirci soli davanti a un mondo ignaro della nostra ossessione.
Sarà per questo che i miei amici danzanti li ho tutti davanti agli occhi e sarà che non vorrei proprio vedere chiusa questa avventura così bella che ha permesso di vedere con altri occhi le stesse scene, di ascoltare il ritmo con cui altri cuori battono, scoprire che la danza è il sogno che ha accompagnato tanti sin da piccoli e per i più negata e poi conquistata. Quando parliamo di danza troppo spesso la pensiamo come un concetto astratto. Invece è ogni singolo corpo che parla perché ha qualcosa da dire, o da celebrare, o da scoprire. Ci sono tante danze quante sono le persone che ballano. Ho visto la danza in ogni spettatore danzante. Ho capito che danzatori non si nasce e non si diventa: ad un certo punto della vita si scopre di esserlo.
Dunque il mio appello (seguirà raccolta firme) affinché il Servizio Danza Dipendenze non venga chiuso e il suo gruppo di autoaiuto “spettatori danzanti” prosegua il proprio cammino e si apra ai tanti ancora disperati e privi di conforto che si aggirano per le strade a passo di musica.
Confidando in una positiva risposta da parte del Teatro di Vicenza, abbraccio tutti e in modo speciale Silvia che ha permesso, con la sua dolcezza e sensibilità, che tutto questo avvenisse».
Cristina Battolla
«Cercavo proprio in questi giorni una parola per definire il percorso di questi due mesi e penso alla fine di averla trovata: travolgente.
Travolgente è stato vedere un mondo nuovo, totalmente inaspettato;
travolgente è stato l’impatto delle performances;
travolgente è stato scoprire, seguire, concentrarsi sul movimento delle braccia, delle gambe, del corpo, sulle schiene arcuate;
travolgente è stato seguire la luce e il buio di certi spettacoli;
travolgente è stato il lavoro di fotografia;
travolgente è stato conoscere te, il tuo lavoro e le altre spettatrici danzanti»
Roberto De Biasio
«La mia visione della danza in questo percorso ha scoperto nuove mappe e isole inesplorate. Nuove parole e accostamenti inediti si sono intrufolati nei miei schemi.Ora possiamo incominciare…»
Livia Marin

«E alla fine di ogni spettacolo ogni ballerino è pronto a ricevere e godere degli applausi del pubblico. Come tutti gli spettacoli giungono al termine anche la nostra esperienza da spettatori danzanti si è conclusa. Tuttavia le emozioni che si sono provate rimangono vivide nella mente e nel cuore, e non si può far altro che essere grati per la possibilità che ci è stata data, indipendente dal ruolo che si è ricoperto: ballerina o spettatore».
Francesca Roviaro
«Alla fine del percorso Spettatori Danzanti ho la sensazione che il mio rapporto con il teatro abbia più spessore. Il Teatro Comunale della città di Vicenza e in misura minore quello della vicina Schio, con i loro spazi architettonici e le persone che vi lavorano, ora mi sono più famigliari. Ho maggiormente la percezione dell’impegno, della passione, dell’investimento economico, del lavorio che prepara e sostiene la presentazione di uno spettacolo. Ho apprezzato poi, la versatilità degli spazi teatrali: il posto dello spettatore e quello dell’artista non sono fissi: il primo non è più relegato alla sedia rossa della platea ed il secondo non sta più solo sul palco. Palco, platea, loggette, retropalco, androne del teatro, corridoi, colonne, sedie, angoli, ecc … ogni posto si presta ad essere luogo della scena, luogo dove convergono le prospettive del pubblico e del performer.
Ho vissuto il teatro come spettatrice, ma anche come danzatrice e come scrittrice.
Come spettatrice ho avuto la possibilità di vedere molti spettacoli a prezzi agevolati. Come danzatrice ho partecipato a due laboratori corporei con artisti e coreografi talentuosi. La scrittura nel blog ha rappresentato il mio contributo al Festival, ed è per me il più importante elemento di novità: è ciò che ha dato profondità all’esperienza mantenendo alta l’attenzione e un certo senso di responsabilità rispetto al mio modo di vivere e di commentare l’offerta del teatro. La mia partecipazione al progetto è stato un esercizio di sguardo, di riflessione, di comunicazione, e una piacevole esperienza.
Scrivere un testo cercando di comunicare un senso, non è per niente facile. Con la scrittura esprimo me stessa ed una mia particolare prospettiva sul mondo. Il modo in cui scrivo potrebbe essere confuso, vago o sgrammaticato. Esposto al pubblico è suscettibile di critiche e svalorizzazioni … Chi leggerà i miei scritti? Cosa ne farà? Per gestire queste preoccupazioni inibenti mi sono chiesta a chi avrebbe veramente potuto interessare il mio testo. La risposta è stata questa: agli artisti! È con loro che mi sono idealmente messa in dialogo scrivendo. A partire dagli spunti dati da Silvia Ferrari, responsabile del progetto, la mia scrittura ha assunto la forma di una restituzione ai performer. Ho accolto e ripensato ai loro lavori, trasformazioni di corpo, tempo e spazio, assolutamente inaspettati. Anche i passaggi irritanti, al di là dell’impatto iniziale, hanno acquisito senso se considerati all’interno di uno sguardo più ampio. Ciò che accade in scena ha senso e dignità. I passaggi piacevoli come quelli stucchevoli o irritanti, all’interno di una prospettiva di dialogo con l’artista, non possono che essere riconosciuti come l’esito di faticosi processi creativi. Ora la mia attitudine alle performance è più rispettosa: più disponibile ad accogliere ciò che il performer sceglie di mette in scena e curiosa di cogliere ciò che accade a me stessa e agli spettatori.
In fondo in fondo, la condizione di esposizione che vivo mentre scrivo è simile a quella del performer. Così come ora io affido i miei scritti al pubblico del web, il performer sul palco espone se stesso e una sua visione del mondo a spettatori anonimi. Solo la restituzione di sguardo, di gesto, di parola può confermare l’incontro e un’intesa. Ringrazio gli organizzatori del Festival Danza in Rete per il loro impegno e per aver promosso quest’iniziativa, Silvia Ferrari per la sua disponibilità ed affettuosa presenza. Un grazie speciale a tutto il gruppo di Spettatori Danzanti per le condivisioni schiette, gli sguardi leggeri e l’ascolto disponibile.
Marta Zocca
