Matilde Cortivo

Come la danza ha cambiato, almeno una volta, la mia percezione del mondo? 

Riflettendoci, non è accaduto una volta solamente. La danza cambia, anzi per essere più precisa aumenta, la mia percezione del mondo: lo sguardo che si approccia alla danza, o più in generale alla performance artistica, si fa più sensibile, più profondo, più ampio.

Qualche tempo fa, ho avuto la possibilità di vedere “Venezuela” coreografato da Ohad Naharin ed interpretato dalla Batsheva Dance Company.

Mi sento ispirata nel prendere quell’occasione come esemplificativa di una percezione mutata attraverso la visione attiva di uno spettacolo che racchiude un mondo immaginifico, simbolico ed emozionale sicuramente differente e discostante rispetto a ciò a cui siamo abituati in quanto spettatori italiani.

Sarebbe a dir poco ridondante provare a descrivere lo spettacolo in sé nel suo svolgimento registico ma di certo ciò che è fruttuoso notare – in virtù di un’indagine mirata ad evidenziare la percezione del reale distorta, modificata – è il fatto che sia diretto in modo che avvenga la ripetizione di una partitura coreografica definita per due volte consecutivamente. L’unico elemento che è modificato nella seconda parte, oltre al cast dei ballerini, è la traccia musicale. Questo elemento è fortemente significativo, in quanto si nota come la percezione visiva dell’atto performativo muti con il mutare della percezione uditiva. Il movimento dei danzatori è fortemente connotato dalla musica nella quale trae origine, in prima istanza da un canto gregoriano e successivamente da un pezzo hip hop rappato da The Notorious Big.

La danza cambia la mia percezione del mondo in quanto evidenzia il punto di vista e l’idea artistica di coloro che la creano, i danzatori coordinati dall’estro del coreografo. Come in generale tutte le forme artistiche, rende palpabile l’ambiguità e la disconnessione propria di questo mondo, che non è affatto unitario e lineare bensì si manifesta in continua mutazione, della quale molto spesso lo spettatore si dimentica, concentrato nella propria quotidianità.

Ciò che mi preme è farmi sconvolgere dalla danza che osservo, permettere che entri dentro la mia soggettività e crei delle piccole grandi domande, affinché, risvegliate la mia sensibilità e curiosità, sia stimolata nella riflessione e nella ricerca giornaliera.

“Venezuela” ha avuto potere su di me come spettatrice: le immagini sceniche, il flusso del movimento, l’intensità della presenza degli artisti mi ha creato un riverbero dentro, che si protrae nonostante sia passato del tempo.

In breve, per ciò che ho cercato di esprimere in poche righe, mi interesserebbe essere parte degli “Spettatori danzanti”, per approcciarmi con costanza a linguaggi diversi proposti dalla programmazione del Festival Danza in Rete.