Di recente ho assistito allo spettacolo My Land della compagnia Recirquel.
Ho visto corpi umani dotati di “superpoteri”. Lo spettacolo mi ha parlato della condizione umana come costante gioco del corpo con la gravità.
Il costante gesto di raccogliere e lasciare cadere la sabbia, le cadute e le salite, il protendersi, le contorsioni, gli improbabili appoggi, le evoluzioni, le danze sulla scala, la destrezza nel lancio e nella presa delle palline … Con la loro potenza evocano in me la possibilità, di sfidare, giocare, vincere, soccombere alla gravità.
La possibilità che gli artisti esprimono in modo quasi incredibile, è una possibilità anche per me: essa si manifesta già nel mio stare in piedi, nei gesti quotidiani.
È una condizione che si manifesta nel fatto di essere nata e nella morte cui sono destinata.
Lo spettacolo si apre infatti con corpi che cadono giù, come fossero gettati a terra, e si chiude con un corpo caduto e morto. Questo, ricomposto, nella sua lunghezza orizzontale, dignitosamente coperto da un telo, poi si eleva leggero, grazie al gesto delicato e sicuro di una donna posta in piedi … lei lo sostiene e lo lascia andare.
